Suolo e Salute

Anno: 2014

Banca della Terra, in Toscana si celebra il primo anno di vita e di risultati

Ad un anno dalla nascita, è stato presentato lunedì scorso a Firenze presso la sede della Regione il primo bilancio della “Banca della Terra”. L’iniziativa, come recita la legge istitutiva (LR 80/2012), nasce con lo scopo di “rafforzare le opportunità occupazionali e di reddito delle aree rurali”, promuovere l’agricoltura e tutelare il paesaggio e la biodiversità mantenendo la risorsa forestale anche con azione preventiva contro i dissesti idrogeologici, grazie ad uno “strumento che comprende anche un inventario completo e aggiornato dell’offerta dei terreni e delle aziende agricole di proprietà pubblica e privata disponibili per essere immessi sul mercato tramite operazioni di affitto o concessione, nonché terreni agricoli resi temporaneamente disponibili in quanto incolti”. Grande soddisfazione è stata espressa dall’Assessore regionale all’Agricoltura Gianni Salvadori che, nel corso di una conferenza stampa, ha sottolineato l’impegno profuso nell’iniziativa, prima di questo genere in Italia e anche in Europa, sottolineando che “oggi i risultati ci danno ragione e premiano il nostro impegno”. “Sono orgoglioso perché – ha proseguito Salvadori – non solo la “Banca della Terra” funziona e serve, come dimostrano i dati, a recuperare alla coltivazione, all’attività di allevamento e in genere alle attività agroalimentari, terreni e fabbricati che erano stati abbandonati, ma anche perché si è dimostrata uno strumento importante per dare la terra ai giovani che vogliono fare gli agricoltori, ma finora non avevano i mezzi per procurarsela”. “Questi risultati sono così positivi che la ‘banca “Banca della Terra” entra ufficialmente a far parte delle misure del progetto ‘Giovanisì’ della regione Toscana”.

Salvadori ha sottolineato il ruolo importante svolto dalla “Banca2 anche in chiave di prevenzione del dissesto idrogeologico: tramite il recupero dei terreni abbandonati e incolti infatti “è possibile contenere il degrado ambientale, salvaguardare il suolo e gli equilibri idrogeologici, limitare gli incendi boschivi, favorire l’ottimale assetto del territorio”. La legge attribuiva ai Comuni l’onere di censire i terreni abbandonati e/o improduttivi, azione propedeutica alla creazione della Vanca vera e propria: tramite il lavoro di dieci operatori, uno per provincia, l’operazione è stata portata a compimento e grazie alla Banca ad oggi sono già stati assegnati oltre 270 ettari di terreni pubblici, ed altri proseguiranno nei prossimi mesi.

Fonte: Agrapress, Regione Toscana

A Bruxelles il convegno CIA sul biologico

Si è svolto ieri a Bruxelles il convegno “La riforma dell’agricoltura biologica nell’Ue”, organizzato dalla Cia-Confederazione italiana agricoltori presso il Comitato economico e sociale europeo, alla presenza di numerosi membri della Commissione e del Parlamento Ue, del presidente Cia Scanavino e di numerosi rappresentanti del mondo del biologico, a cominciare dal presidente FederBio Carnemolla. Un’occasione importante per fare il punto sulla situazione del settore e confrontarsi riguardo le misure di rafforzamento e innovazione possibili. Il biologico, come noto, è uno dei pochi settori che continua a crescere malgrado la crisi: crescono i fatturati (+6%), con un giro d’affari a livello europeo pari a 18 miliardi di euro l’anno. In Germania il mercato del “bio” supera i 7 miliardi di euro l’anno, seguito dalla Francia (4 miliardi) e dal Regno Unito (2 miliardi). Subito dopo l’Italia, con 1,9 miliardi di valore del mercato interno (3,1 comprendendo anche l’export). Crescono le superfici coltivate a biologico, anch’esse del 6%. E continua a crescere la richiesta di biologico da parte dei consumatori. Sia per motivi legati alla sicurezza e qualità alimentare, sia per una maggiore sensibilità rispetto ai temi della sostenibilità ambientale, di cui il biologico è indubbiamente una delle espressioni più compiute. Si rende pertanto necessario un adeguamento delle norme che regolano il settore, per poter consentire uno sviluppo armonico del comparto e per far fronte alle sfide future. In particolare, favorendo un processo di conversione delle aziende agricole convenzionali verso metodi colturali biologici, pur preservando la fiducia dei consumatori nei confronti del bio. Perché senza ombra di dubbio negli ultimi 10-15 anni il biologico si è trasformato “da movimento circoscritto, per lo più locale e poco organizzato, a fenomeno esteso e tendenzialmente di massa”, come si legge in un comunicato della Confederazione. “Proprio per questo, però, è fondamentale giungere al più presto a una nuova regolamentazione del settore, che elimini gli ostacoli alla produzione biologica ancora presenti nell’Ue. Secondo la Cia serve una normativa uniforme a livello europeo, che favorisca i consumatori ma che sia anche strumento più efficace di contrasto delle frodi. E’ necessario inoltre un processo di semplificazione degli adempimenti, snelliti di tutte le disposizioni poco utili e/o efficaci, e un sistema di controllo più efficiente e incisibo. Inoltre, è importante puntare ad un miglioramento delle performance ambientali del metodo produttivo, anche come risposta al problema sempre più pressante dei cambiamenti climatici in atto. Anche sulla riforma del bio proposta a livello europeo la Cia ha una posizione chiara: apprezzamento per una serie di novità introdotte dalla proposta (come la riduzione delle disposizioni, l’uniformità europea, le norme sulle importazioni e sull’etichettatura), critica su altri aspetti. Secondo la Cia ad esempio è fondamentale introdurre una soglia di “declassamento” da bio a convenzionale unica per tutta l’UE e superiore a quella attualmente in vigore in Italia (0,01 mg/kg), considerata dalla confederazione oggettivamente troppo bassa. In più, ad avviso della Cia, “è necessario tendere verso aziende che siano integralmente biologiche e non miste, ma prevedendo deroghe per situazioni eccezionali, specie per colture permanenti o per particolari allevamenti”. Chiara e netta resta l’opposizione all’uso di OGM, anche se a giudizio della Cia è necessario un sistema di deroghe dinamico in grado di consentire all’agricoltore di coltivare “ specie e varietà non ancora consolidate nella filiera sementiera biologica”.

Accordo con la Commissione circa l’obiettivo di ridurre i costi della certificazione per le piccole imprese, ma restano le perplessità riguardo le certificazioni di gruppo, che per la Cia sono possibili solo per quelle aziende associate a un’unica impresa di commercializzazione che vende a suo nome il prodotto conferito dai soci. Infine, secondo la Confederazione è importante una rapida approvazione del nuovo Regolamento Ue sul bio, assicurando però una fase ordinata e controllata di transizione verso la nuova normativa”. Chiudendo il convegno, il presidente Cia Scanavino ha dichiarato che “l’obiettivo strategico, che vorremo che con quest’iniziativa fosse condiviso, è quello di far crescere le dimensioni della base produttiva e imprenditoriale del biologico a livello nazionale e comunitario. Perché il bio, oggi, rappresenta una grande opportunità strategica per un’agricoltura che vuole rispondere alle attese dei consumatori, ma capace anche di interpretare le sfide del futuro che richiedono sempre di più un equilibrio tra produttività e sostenibilità”.

Fonte: CIA

Oggi a Roma seminario sull’acquacoltura bio

Si intitola “Produzioni semintensive di giovanili di specie ittiche marine per l’innovazione nelle produzioni biologiche” il seminario in corso di svolgimento oggi a Roma presso la sede del CRA dia via del Caravita. Nel corso dell’incontro saranno presentati i risultati del programma di ricerca PROSEGAB (MiPAAF SAQ X – PAN 2008-2009 – Az. 2.2) e presentato e distribuito il “Manuale di tecniche semintensive per la produzione di giovanili di specie ittiche marine in acquacoltura biologica”. Nel corso dell’incontro si parlerà anche della posizione italiana riguardo la revisione dei regolamenti del settore bio, in particolare per quanto riguarda le avannotterie, come discusso anche nel recente RCOP di cui abbiamo dato notizia in un altro nostro articolo.

Fonte: CRA, FederBio

ll Mipaaf fa il punto sulle attività di contrasto al falso Made in Italy

Secondo quanto rende noto il Mipaaf, nel corso delle attività di contrasto al falso Made in Italy l’ICQRF, l’Ispettorato Repressione Frodi ha aperto, nei primi 11 mesi di quest’anno, 142 procedure di infrazione in tutta Europa “. “Le frodi – si legge in una nota del Ministero – riguardano alcuni tra i prodotti più rappresentativi del nostro patrimonio agroalimentare e sono stati rilevati casi eclatanti come, per esempio, la vendita di finto olio toscano Igp in Gran Bretagna, di aceto balsamico di Modena non certificato in Francia e in Belgio, di “Parmesan” in polvere in Danimarca e di formaggi prodotti in Lettonia denominati ”la grana” e ‘Asiago'”. “Abbiamo incrementato fortemente il contrasto alle frodi sul web e siamo il paese che più di tutti in Europa – ha dichiarato il ministro Martina – utilizza le norme a tutela dei prodotti a denominazione”. “Le operazioni dell’ispettorato repressioni frodi rappresentano un risultato importante nella lotta al falso Made in Italy, con numeri che segnano un record rispetto al passato”. “In particolare, va sottolineata l’attività di contrasto alle usurpazioni di denominazioni sul web, che sta vivendo una fase nuova grazie soprattutto al protocollo di intesa che abbiamo sottoscritto lo scorso maggio con ebay”.

Fonte:  Agrapress

Nota del Mipaaf riguardo i temi discussi nel corso del 122° RCOP

Il Mipaaf ha pubblicato il 3 dicembre una nota relativa alla 122a riunione del RCOP (Regulatory Committee on Organic Production) tenutasi il 25 novembre u.s. a Bruxelles. La nota informa gli Assessorati all’Agricoltura di Regioni e Prvince Autonome, i Componenti del Tavolo tecnico permanente sull’Agricoltura Biologica, Accredia, l’ICQRF e gli Organismi di Controllo riguardo i più importanti argomenti discussi nella riunione del Comitato. In particolare, la Nota rende noto che il Comitato ha approvato a maggioranza l’adozione del Regolamento di Esecuzione (riportato nell’allegato 1 alla Nota stessa) che modifica il Reg. (CE) n. 889/2008 relativamente alle norme di produzione dell’acquacoltura biologica. “Molti Stati Membri – si legge nel testo – hanno lamentato il fatto che il nuovo regolamento non affronta l’importante questione relativa alla carenza di avannotti biologici per talune specie” (si veda a questo proposito il nostro articolo relativo alla lettera di IFOAM EU sull’argomento). “L’Italia ha vincolato il proprio sostegno al regolamento ad un impegno formale della Commissione ad affrontare tale problematica entro il primo semestre del 2015”. Altro tema affrontato dal RCOP è stata la proposta di modifica del Reg. (CE) n. 1235/2008 riguardante il riconoscimento degli organismi di controllo ai fini della conformità e dell’equivalenza. Su questo punto, la Commissione ha dichiarato che è attualmente in corso un approfondimento tecnico, in collaborazione con EOCC (European Organic Certifiers Council), finalizzato ad identificare le disposizioni europee sul bio che possano creare potenziali difficoltà applicative nei Paesi Terzi, in risposta a specifiche perplessità espresse da alcuni Stati membri circa l’applicazione del regime di conformità nei Paesi terzi.

Per quanto riguarda invece la certificazione elettronica dei prodotti bio importati, si sta lavorando all’integrazione, nell’ambito del sistema TRACES gestito dalla DG SANCO, dei certificati di ispezione previsti dal Reg. (CE) n. 1235/2008. Il sistema consentirà, dalla metà dell’anno prossimo, di gestire a livello informatico le informazioni relative alle importazioni di prodotti biologici in tutti gli Stati Membri, ivi compresa la vidimazione dei certificati di ispezione, che saranno univocamente e automaticamente collegati alla dichiarazione doganale, con lo scopo di sveltire e rendere più efficienti le verifiche incrociate delle diverse Autorità Doganali. Relativamente all’attività di Egtop (il comitato tecnico permanente sull’agricoltura biologica), e nello specifico in merito al possibile inserimento negli allegati al Reg. (CE) n. 889/2008 di nuovi prodotti o sostanze, la nota rende noto che sono state presentate le bozze di due nuovi mandati relativi a fertilizzanti e a prodotti per la disinfezione e la pulizia in ambito di produzione vegetale.

Infine, la nota contiene aggiornamenti riguardo la trattativa con la Corea del Sud per il riconoscimento dei prodotti bio esportati in questo Paese. Il punto critico della questione consiste nel fatto che la legislazione coreana si applica esclusivamente ai prodotti trasformati con conseguente difficoltà di raffronto con la normativa europea. Per accelerare i tempi, la Commissione ha proposto agli Stati Membri di lavorare in primis ad un riconoscimento parziale relativo ai soli prodotti trasformati esportati in Corea del Sud, che comunque costituiscono oltre il 70 % del totale.

Il testo integrale della nota e i relativi allegati si possono consultare ai seguenti link:

Nota n. 88750 del 3 dicembre 2014

Allegato 1° a

Allegato 1b

Fonte: Mipaaf, Sinab

Dalla Puglia la prima petizione anti-pesticidi

Parte dalla Puglia la prima petizione in Italia contro i prodotti chimici di sintesi. A promuovere l’iniziativa “No alla chimica in agricoltura. Vietiamo i pesticidi nel Salento” l’associazione “Casa delle agricolture Tullia e Gino”, di Castiglione d’Otranto, che in poco meno di un anno e mezzo ha raccolto oltre 2.000 firme, consegnandola lunedì scorso al presidente della Regione Puglia Vendola, e all’assessore all’Agricoltura, Fabrizio Nardoni. Un’iniziativa nata a Capo di Leuca dall’iniziativa dell’associazione (che si occupa di riconversione naturale di terreni incolti concessi in comodato d’uso gratuito da privati) con l’intento di sensibilizzare maggiormente la popolazione riguardo i rischi nell’utilizzo di questi prodotti, ma che in breve tempo ha valicato i confini locali conquistando anche un rilievo a livello nazionale.

La petizione è stata accolta con grande favore da Vendola, secondo il quale “meno chimica e più biologico fa bene all’ambiente e fa bene persino al portafoglio”. Il presidente della Regione Puglia ha indicato due ragioni principali alla base del suo sostegno alla petizione: “La prima è una ragione di natura ambientale: i pesticidi e l’abuso della chimica contribuiscono a intensificare il processo di desertificazione. L’impoverimento dei terreni è una grande tragedia, significa sfruttarli soffocandoli. I terreni hanno bisogno di respirare, cominciano a non respirare più. In una situazione in cui i gas alteranti e la mutazione climatica sono il contesto anche drammatico in cui viviamo , lottare per l’agricoltura biologica significa lottare contro quello che sta accadendo in termini di catastrofe dal punto di vista ambientale. E c’è anche una seconda ragione perché oggi sui mercati mondiali si cerca di leggere sempre di più l’etichetta di un prodotto per comprenderne la qualità, la tracciabilità e anche come è stato coltivato. Sta crescendo cioè un pubblico sempre più colto ed esigente. Ecco perché l’ingrediente del biologico e della sua qualità significa un valore aggiunto che cresce di giorno in giorno dal punto di vista dell’economia e della competizione”.

Il percorso della petizione però non si ferma qui: dopo aver interessato diversi enti locali, tra cui diversi Comuni della zona e la provincia di Lecce, il testo arriverà presto al Ministero delle politiche Agricole, con lo scopo “di inibire l’uso di fitofarmaci chimici, in particolar modo di quelli classificati come tossici, molto tossici e nocivi, e di regolamentare in maniera restrittiva l’utilizzo di quelli catalogati come irritanti e non classificati e dei fertilizzanti sintetici”. Anche perché nonostante convegni medici e nei rapporti dell’Oms e dell’Ispra, l’associazione puntualizza come manchi ancora una consapevolezza diffusa sui rischi. Secondo i promotori della petizione i tempi sono maturi per portare avanti con successo una battaglia di questo genere: “le tante firme raccolte tra la gente comune dimostrano che il problema inizia a essere più sentito tra i cittadini che tra le istituzioni. A noi spetta il compito di portarlo anche alla loro attenzione. E di chiedere conto delle decisioni, coerenti, che devono essere prese”.

E, per una volta, veniamo copiati anche all’estero: “In Francia, proprio qualche mese dopo la presentazione della nostra petizione, ne è stata lanciata una simile a livello nazionale. A firmare “l’appello di Montpellier” sono stati intellettuali, medici e ricercatori. In Italia non se ne parla. Eppure, qualcosa inizia a cambiare”. Anche in Italia sta cambiando qualcosa in maniera rapida e significativa: è il caso per esempio di Malles Venosta, primo Comune italiano “zero pesticidi, in una zona in cui tradizionalmente le mele vengono trattate con prodotti chimici. Segno che consapevolezza, volontà e costanza possono portare lontano. Diverse le adesioni provenienti dal mondo istituzionale e della cultura: da Maurizio Pallante, presidente del Movimento per la decrescita felice, alla famiglia Girolomoni (storico nome del biologico italiano e fondatrice del marchio Alce Nero), la regista Cecilia Mangini, ma anche il direttore generale dell’Asl di Lecce, Valdo Mellone e i sindaci dei Comuni di Andrano, Montesano e Galatina.

Una situazione, quella italiana, che è stata recentemente affrontata dalla prestigiosa rivista “Science” che nel 2013 ha pubblicato dati che rivelano l’abuso di pesticidi nelle nostre terre: basti pensare che il nostro paese risulta il maggior utilizzatore di pesticidi per unità di superficie coltivata di tutta l’Europa occidentale, con un consumo doppio rispetto a Francia e Germania. La petizione, dunque, ha il grande merito di portare all’attenzione nazionale un problema che riguarda l’intero sistema-agricoltura italiano, con conseguenze molto significative sull’ambiente e con potenziali, importanti rischi per la salute umana.

Fonte: ADNKronos, Lecceprima.it