Suolo e Salute

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Maria Grazia Mammuccini risponde alla senatrice Elena Cattaneo

Maria Grazia Mammuccini risponde alla senatrice Elena Cattaneo

L’agricoltura biologica non vive di sussidi ma del mercato creato dalle scelte consapevoli dei cittadini

“Il biologico? Sì, fa bene. Ma solo a chi lo produce”, è questo il titolo dell’articolo scritto dalla senatrice a vita Elena Cattaneo e pubblicato nella sua rubrica settimanale su D Repubblica. L’articolo, come già suggerisce il titolo, attacca aspramente il settore del biologico: dai “sussidi pubblici che assicurano una rendita minimizzando i rischi” alla conclusione della Senatrice secondo cui “La Rivoluzione Verde ha dimostrato che l’agricoltura più sostenibile è quella intensiva”.

Chi segue però questo settore con attenzione, sa bene che, dati alla mano, il biologico ormai rappresenta una voce sempre più importante della spesa alimentare, coinvolge un numero di operatori e consumatori che non appartiene più ad una nicchia e stando ai tassi di crescita costanti nel fatturato, neanche una moda passeggera. Al biologico si guarda sempre con maggiore interesse e e lo sanno anche gli investitori di primo piano che nel tempo si sono affiancati ai pionieri.

Per fare chiarezza, e rispondere alle facili dicerie che ruotano intorno al mondo del biologico, pubblichiamo nella sua interezza, un esaustivo commento all’articolo della Senatrice Cattaneo, opera di Maria Grazia Mammuccini, consigliere delegato Ufficio di Presidenza FederBio e responsabile del progetto “Cambia la terra”.

“Io e mio marito siamo da sempre agricoltori e abbiamo scelto il biologico già dal 2000. Anche noi, proprio come l’imprenditore agricolo citato dalla Senatrice Cattaneo in un articolo del settimanale D di Repubblica, siamo oberati dal peso insopportabile della burocrazia sul nostro lavoro e su quello di tutti gli agricoltori in generale. Ma per i produttori biologici questo peso è ancora maggiore perché gli atti amministrativi necessari per il rispetto delle norme che regolano l’agricoltura bio si sommano a tutte le altre che gravano sulle imprese agricole sommando burocrazia a burocrazia.

La realtà è che gli agricoltori biologici pagano di più per poter coltivare con un metodo che invece produce ricadute positive per l’intera collettività in termini di fertilità del suolo, tutela della biodiversità e della qualità delle acque, miglioramento della qualità nutrizionale degli alimenti. Ma, nonostante le difficoltà della doppia burocrazia, siamo molto contenti della scelta del biologico per la nostra azienda. Dopo la fase sicuramente complessa della conversione, i risultati sul piano agronomico e ambientale (in termini di miglioramento dell’ecosistema) sono continuamente sotto i nostri occhi e questo rappresenta per noi un grande valore. Ma non solo. La scelta del biologico ci ha fatto crescere anche sul fronte della qualità dei nostri vini allargando così le opportunità di mercato dei nostri prodotti.

Ed è proprio l’espansione dei mercati, con la crescita della domanda da parte dei cittadini dei prodotti biologici, che ha determinato nel quinquennio 2012-2016 una grande aumento delle superfici coltivate in bio che, tra biologico e conversione, ha visto un +54% di estensione, mentre in viticoltura, settore tra i più dinamici e innovativi della nostra agricoltura, l’aumento delle superfici tra biologiche e in conversione si è attestato a più 80%.

E la realtà è proprio questa, esattamente opposta a quella descritta dalla Senatrice Cattaneo. L’agricoltura biologica non vive di sussidi ma del mercato creato dalle scelte consapevoli dei cittadini. Mentre da una parte assistiamo a una grande espansione dei prodotti biologici e a una crescita delle aziende biologiche, dall’altra tutti i dati a disposizione ci dicono che la maggior parte dei sussidi della politica agricola comunitaria sono destinati all’agricoltura convenzionale, basata sull’uso della chimica di sintesi: senza queste risorse non riuscirebbe più a reggere sul piano economico.

È questa l’evidenza che abbiamo di fronte oggi. L’agricoltura biologica rappresenta non solo l’approccio più efficace in termini di ricadute ambientali e della salute pubblica ma anche il più solido sul piano economico. I dati ad oggi dell’ultimo Bioreport elaborato dal CREA ci dicono che il reddito netto per unità lavorativa familiare in agricoltura biologica è il 22,1% in più rispetto al convenzionale e il lavoro sulla produzione lorda vendibile incide per il 15% nel convenzionale e il 21% nel biologico, in sostanza circa il 30% in più.

Tutto ci dice ormai che l’agricoltura nata dalla rivoluzione verde basata su sistemi monocolturali e intensivi e sull’uso della chimica di sintesi e che costa apparentemente meno solo perché esternalizza su tutti i cittadini i propri costi ambientali e sociali, è un modello superato, che non rappresenta più l’innovazione necessaria per affrontare le sfide attuali e future. Oggi la vera innovazione è costituita da un insieme di tecniche agricole fondate sulla conoscenza delle dinamiche naturali, delle specificità territoriali e basate su principi ecologici. La vera innovazione è adottare l’approccio agroecologico, di cui l’agricoltura biologica è l’applicazione concreta e più diffusa a livello globale, che magari produce qualcosa meno per unità di superficie per la singola coltura ma assai di più in termini di biomassa e di “beni comuni” nella dimensione pluriennale della rotazione, a cominciare dalla fertilità dei suoli e dal sequestro di carbonio, la tutela della biodiversità e della qualità delle acque, il miglioramento della qualità nutrizionale degli alimenti oltre al reddito degli agricoltori e a nuove opportunità di lavoro per i giovani.

Francamente non riesco a capire le ragioni per le quali una scienziata del livello della Senatrice Cattaneo si ostina ad intervenire su una materia che non conosce e di cui non si è mai occupata. E non riesco a capire come mai una persona come lei, che ricopre l’incarico di Senatrice a vita, continui a voler delegittimare le 72.000 imprese che lavorano nel biologico nel nostro Paese e che oggi rappresenta uno dei punti più avanzati di innovazione tecnica, scientifica, economica e sociale e che può dare all’agricoltura nel nostro paese ulteriori opportunità di occupazione e sviluppo economico“.

Fonte: http://www.myfruit.it/biologico/2018/07/biologico-la-risposta-di-maria-grazia-mammuccini-federbio-alla-senatrice-elena-cattaneo.html

Il 1 agosto abbiamo consumato tutte le risorse naturali che la Terra è in grado di rigenerare in un anno

Il 1 agosto abbiamo consumato tutte le risorse naturali che la Terra è in grado di rigenerare in un anno

Secondo il Global Footprint Network è come se stessimo usando 1,7 Terre

Abbiamo appena superato l’Earth Overshoot Day, ovvero il giorno in cui abbiamo consumato tutte le risorse naturali che la Terra è in grado di rigenerare in un anno. Dal 2 agosto in poi, le risorse che inizieremo a sfruttare andranno ad accrescere il, già enorme, debito ecologico che abbiamo contratto con il pianeta Terra.

Overshoot Day, il giorno del sorpasso, quest’anno era il 1 Agosto e ogni anno questa data viene anticipata, segnando un andamento sempre peggiore nello stile di vita che consumiamo. Nell’arco di circa 40 anni siamo passati dal 29 dicembre al primo agosto: nel 2000 l’Overshoot Day era arrivato a fine settembre, nel 2016 l’8 agosto e lo scorso anno il 2. Le stime indicano che quest’anno, per soddisfare il fabbisogno attuale di risorse naturali, stiamo sfruttando l’equivalente di 1,7 pianeti Terra.

La stima dell’Earth Overshoot Day viene calcolata dal Global Footprint Network, basandosi sull’impronta ecologica, ovvero, l’area necessaria per fornire a ciascuno ciò di cui ha bisogno in termini di: cibo; legname; cotone; spazio per la costruzione di strade e case e l’area forestale necessaria ad assorbire le emissioni di anidride carbonica. Secondo questi calcoli l’umanità utilizza le risorse naturali più velocemente di quanto gli ecosistemi della Terra siano in grado di rigenerare.

“In pratica è come se stessimo usando 1,7 Terre. Secondo i calcoli del Global Footprint Network il nostro mondo è andato in overshoot nel 1970 e da allora il giorno del sovrasfruttamento è caduto sempre più presto”, sottolinea Gianfranco Bologna, direttore Scientifico WWF Italia.

È in continua crescita Il deterioramento dello stato di salute degli ecosistemi e della biodiversità presenti sulla Terra, una perdita che ha un costo complessivo valutato più del 10% del prodotto lordo mondiale.

Sottolinea Bologna: “Oggi meno del 25% della superficie complessiva delle terre emerse del nostro pianeta sono in una situazione naturale. Secondo gli esperti si stima che, al 2050, questa quota potrebbe scendere al 10%, se non si agisce significativamente per invertire la tendenza attuale”.

Ma non solo le superficie emerse sono a rischio, anche gli ecosistemi marino soffrono dell’impatto dell’azione umana. Secondo una ricerca dal titolo “The Location and Protection Status of Earth’s Diminishing Marine Wilderness” apparsa su “Current Biology”, solo il 13.2% (che copre circa 55 milioni di kmq) di tutti gli oceani del mondo hanno una situazione di wilderness marina, e queste aree sono situate soprattutto nei mari aperti dell’emisfero meridionale e alle estreme latitudini.

La prospettiva futura non è certo rassicurante, per questo motivo ognuno di noi può contribuire a salvare il pianeta attraverso delle scelte consapevoli. Il Global Footprint Network individua quattro campi d’azione raccolti nel #MoveThe Date.

Il primo punto è un’alimentazione consapevole: Vanno boicottati gli allevamenti intensivi che oltre a produrre inquinamento, consumamo enormi quantità di acqua e suolo: se riducessimo alla metà il consumo di carne, l’Earth Overshoot Day potrebbe spostarsi avanti di cinque giorni, e di altri 11 se dimezzassimo gli sprechi alimentari.

È necessario inoltre riconvertire le nostre città in Smart Cities, punto già inserito nell’Agenda 2030 Per lo Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite, ovvero sviluppare infrastrutture ed edifici compatti e molto più efficienti dal punto di vista energetico.

Oggi siamo oltre 7 miliardi e mezzo e nel 2050, secondo le Nazioni Unite, saremmo ben oltre i 9 miliardi. È inevitabile che una popolazione così grande richieda enormi risorse naturali, per cui il controllo della crescita demografica è un punto fondamentale che non può semplicemente essere evitato.

Per ultimo, le emissioni di gas serra, che rappresentano il 60% della nostra impronta ecologica, sono sicuramente il primo campo d’intervento da tenere in conto, un taglio delle emissioni potrebbe ritardare l’Earth Overshoot Day di oltre tre mesi.

Fonte: https://www.greenme.it/informarsi/ambiente/28470-overshoot-day-2018

Suolo e Salute partecipa al 30° salone internazionale del biologico e del naturale

Veniteci a trovare a SANA 2018 al quartiere fieristico di Bologna

Tra i tanti partecipanti della trentesima edizione del SANA non poteva certo mancare Suolo e Salute, che sarà presente al Padiglione 22 area B81 C82 (Suolo e Salute) e al Padiglione 25 area B 99 (Biocosmesi Suolo e Salute).

Il Sana che si tiene come ogni anno al quartiere fieristico di Bologna (Ingressi: Ovest Costituzione, Ingresso Nord) si svolgerà da Venerdì 7 a Lunedì 10 Settembre 2018, con un programma ricco di eventi ed iniziative ed espositori, divisi nei tre settori della manifestazione: Alimentazione biologica, Cura del corpo naturale e bio e Green lifestyle.

Il SANA è il primo evento fieristico italiano del settore biologico, è da sempre il riferimento degli operatori del biologico. Suolo e Salute non poteva certo mancare al suo trentesimo compleanno, veniteci a trovare, vi aspettiamo!

 

Per maggiori informazioni sull’evento potete consultare il sito ufficiale del SANA: http://www.sana.it/home/1229.html

Carrefour acquista So.bio

Carrefour acquista So.bio

Ancora

più biologico nella grande distribuzione

Carrefour già attivo nel mondo del biologico, con un’ampia offerta di marche private e di marchi dei produttori, sotto l’insegna ‘Carrefour Bio’, si espande ulteriormente rilevando So.bio, catena di supermercati specializzati che possiede 8 indirizzi nel Sud Ovest della Francia.

Carrefour si avvarrà della controllata per potenziare la propria offerta bio lungo tutta la catena di distribuzione, con lo sviluppo di corner So.bio all’interno della propria rete, e, online, tramite Greenweez.com, uno dei più importanti siti specializzati.

Secondo una nota ufficiale la maggior parte dell’interesse verso So.bio è dovuto ai legami molto forti che quest’ultimo ha saputo creare con i produttori locali e regionali, mantenendo sempre un equilibrio ottimale fra qualità e prezzo. Attualmente, in Francia, il giro d’affari sviluppato da Carrefour sui prodotti bio è di 1 miliardo di euro, ma l’obiettivo fissato per il 2022, è di arrivare a 5 miliardi

Fonte: http://distribuzionemoderna.info/notizia-del-giorno/carrefour-ancora-piu-biologico-con-lacquisto-di-so-dot-bio

Il Veneto vuole diventare l’avanguardia del biologico

Il Veneto vuole diventare l’avanguardia del biologico

A capo di questo progetto c’è Coldiretti che rileva il salto culturale delle aziende che hanno intrapreso questa scelta

Una “Rete Bio Innovativa”, è questo il progetto che unisce cinquanta soggetti privati e non, allo scopo di trasformare il Veneto nel leader della ricerca e del territorio vocato alla sostenibilità ambientale. A capo di questa cordata c’è Coldiretti che rileva il salto culturale di molte aziende che hanno intrapreso questa scelta per molte coltivazioni, dai vigneti alle grandi colture, dall’ortofrutticoltura agli allevamenti. l’Università di Padova è l’altro soggetto attivo cardine nella costruzione della rete per l’agricoltura biologica e intende con l‘aiuto della ricerca di esprimere al meglio le potenzialità di un settore in continua espansione.

“L’interesse è alto – spiega il Presidente Martino Cerantola – basti pensare che il Veneto bio conta migliaia di operatori e 15.800 ettari certificati che sono però destinati ad aumentare sensibilmente considerato il successo delle misure agroambientali a cui già 10mila addetti ai lavori hanno ricorso”.

Aderiscono a “Rete Bio Innovativa” oltre a Coldiretti Veneto, Agricola Grains Spa, AIG gelsibachicoltori, Arav per gli allevatori, Aipo in rappresentanza dei produttori d’olio, Avicola Berlanda Edio snc, Cooperativa Agricola Ca’ Verde Bio, Consorzio Agrario del Nord Est e Treviso con Belluno, EcorNaturaSì Spa, Gal dell’Alta Marca Trevigiana Scarl, Istituto Tecnico per la Selvicoltura di Feltre, Malocco Veneto Spa, Maschio Gaspardo Spa, OPOVE per i produttori ortofrutticoli, Viticola Piazza Antonio Giorgio e Stefano Ss, Redoro Frantoi Veneti, Fattoria alle Origini F.lli Zaggia, Università degli Studi di Padova, IUAV di Venezia, Fondazione Univeneto, A.L.Ca.Ve lattiero caseario, Biodistretto dell’Altopiano di Asiago, Rigoni Srl, Perlage Srl, Azienda Florovivaistica Fratelli Simionato, Ortoromi, Az.Agr. Quirina, Canal dei Cuori, Filippo De Sero della provincia di Rovigo, Biodistretto dei Colli Euganei, A.VE.PRO.BI, AZOVE, BIOSLINE Spa, T&T Srl Agricola, S.r.l. P.A.N. Derebus Plantarum, KOPPER Italia S.r.l., Az.Agr. Marco Sambin, Az.Agr. WAISTER di Rela Riccardo, Soc. Agr. Bisele Ss, Az. Agr. Cescon Giuseppe e Antonella Ss, Biodistretto Venezia, Latteria Soligo Sac, Terre del Guà Sca, Valoritalia.

 

Fonte: https://www.padova24ore.it/aziende-agricole-venete-allavanguardia-sulla-frontiera-del-biologico/

Obbligo di tracciabilità per il riso biologico

Obbligo di tracciabilità per il riso biologico

Il decreto prevede che nella denuncia di superficie venga anche indicato l’organismo di controllo designato

il nuovo ministro dell’Agricoltura Gian Marco centinaio ha firmato il decreto che comporterà l’obbligo di indicare superfici a biologico o in conversione ad agricoltura biologica nella denuncia di superficie. Il decreto prevede che nella denuncia di superficie venga anche indicato l’organismo di controllo designato. Tale informazione dovrà essere inserita nell’apposito campo nella denuncia cartacea oppure tramite il portale web dell’Ente risi, dove dovrà essere selezionata nel campo “Organismi di controllo” che comparirà dopo aver cliccato sul pulsante “In conversione Bio” oppure sul pulsante “Biologico”. Spiega inoltre l’Ente Risi: “I risicoltori che non avessero ancora presentato la denuncia di superficie sono invitati a farlo specificando le  eventuali superfici a biologico oppure in conversione ad agricoltura biologica, mentre i risicoltori che avessero presentato la denuncia di superficie senza aver indicato eventuali superfici a biologico oppure in conversione ad agricoltura biologica dovranno ripresentarla con le informazioni richieste dal decreto.”

Fonte: https://www.risoitaliano.eu/il-riso-biologico-sara-tracciato/